mercoledì 23 aprile 2014

Tremonti e la maledizione delle ‘potenze di terra’




In una scena politica italiana costituita da personaggi sempre più mediocri ed inetti, Giulio Tremonti stona per il contegno e per la preparazione tecnica e culturale, nonché per la franchezza e la profondità con la quale suole descrivere gli eventi politici ed economici nazionali ed internazionali andando ben oltre le usuali descrizioni dominanti sulle testate giornalistiche e nei salotti televisivi.
Caratteristica confermata in una recente intervista rilasciata per il Quotidiano Nazionale (1) dove l’ex ministro dell’economia del governo Berlusconi ha tracciato la prospettiva geopolitica dell’Europa e il bivio di fronte al quale sta velocemente indirizzandosi il nostro continente.
Secondo Tremonti la ritrovata forza della Germania sarà un fattore di sempre maggiore e crescente tensione sulla stabilità delle istituzioni europee. In particolare «più la Germania sarà forte, più crescerà il rischio del suo asse con la Russia. Versione moderna dell’antica maledizione delle ‘potenze di terra’». Ecco allora che la vena atlantica del professore, non per niente presidente dell’Aspen Institute Italia – istituto che inizia la propria attività “nel 1984 con una forte caratterizzazione transatlantica, oggi ancora ugualmente molto presente” (2) – emerge prepotente, e di fronte alla possibilità che la maggiore nazione d’Europa possa saldarsi con la Russia creando un asse russo-tedesco capace di rivoluzionare gli asseti di potere euro-atlantici attualmente imperanti a Bruxelles, lo scenario alternativo da prediligere per il professore è quello di una maggiore integrazione tra un’Europa, in cui la Germania è stata “sciolta” nelle amorfe istituzioni di Bruxelles, e i paesi del Nord Atlantico: “scommetto” afferma il professore “su uno scenario alternativo. Lo scenario dell’accordo tra Europa e paesi del nord Atlantico”. E l’accordo di cui parla il professore è molto probabilmente l’accordo di libero scambio conosciuto come Tafta/ TTIP, un accordo contrario agli interessi dei popoli europei e che rappresenta il colpo mortale alle moribonda sovranità delle già ampiamente atlantizzate istituzioni dell’Unione Europea (3).
Per Tremonti quindi il problema in Europa (e in Italia) non sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, le lobby bancarie di Wall Strett e della City che stanno dietro a Mr.Draghi e all’euro, il problema non è la subalternità dei paesi e delle istituzioni della UE a queste variegate forze “atlantiche” fondamentalmente antieuropee e che si mascherano dietro l’euroatlantismo; no, il problema per Tremonti è la forza della Germania e la pericolosa deriva di una sua sempre più stretta alleanza con la Russia.
Quanto meno il professore, con questa intervista, ha il merito di evidenziare il ruolo destabilizzante della rinnovata forza tedesca per tutti gli assetti di potere atlantici e conferma una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, che è dalla Germania che provengono, seppur timidamente e tra mille contraddizioni (come la recente partecipazione alla sovversione in Ucraina con l’appoggio del “cavallo perdente” Klitschko), le spinte più serie ad una politica di affrancamento della nazione tedesca e della UE dalla presa atlantica.
Che siano le forze politiche tradizionalmente legate all’Ostpolitik dell’SPD (solo per fare un esempio sia Schroeder che Helmut Schmidt hanno criticato la gestione della crisi ucraina spendendo parole concilianti per Putin), che siano le forze della Confindustria tedesca vicine alla CDU interessate a non perdere i vasti mercati russi (4) – il panorama politico-economico tedesco è attualmente e se pur, ripetiamo, tra mille contraddizioni, l’unico in Europa capace di esprimere e di dare concretezza a delle direttive in grado di traghettare non solo il proprio paese, ma anche le altre nazioni europee, fuori dai pantani dell’euroatlantismo; solo per fare un esempio, recentemente è stata proprio Angela Merkel, l’unica tra i leader della UE, a lanciare l’idea di un network europeo indipendente dagli USA (5).
Nell’indicare il nemico nella Germania e nell’auspicare un’ancora più forte presa dell’atlantismo sulla nostra nazione e sul nostro continente, Tremonti è in buona compagnia; quanti sono i “sovranisti” di casa nostra che attaccano a testa bassa la Germania facendo – ormai è chiaro – il gioco degli atlantici e nello stesso tempo non spendendo una parola su chi ci occupa con più di 100 basi militari? Tanti, purtroppo.
L’epoca in cui viviamo richiede invece che il nemico principale della nostra nazione e del nostro continente – di quell’Europa da Lisbona a Vladivostok incubo delle potenze atlantiche e più volte rilanciata da Vladimir Putin, partner delle altre “potenze di terra” eurasiatiche – sia indicato con chiarezza e rimanga sempre il faro delle nostre analisi per smascherare gli intellettuali “sovranisti” della NATO, le finte opposizioni del “sistema nordatlantico” e gli “utili idioti”.

Michele Franceschelli
4.(ANSA) – BERLINO, 18 APR – In Germania il consiglio economico della Cdu di Angela Merkel ha criticato duramente l’atteggiamento dell’Ue nella crisi ucraina, parlando di gravi errori commessi verso Mosca. “Si sarebbe dovuto parlare con la Russia”, ha recriminato il presidente del consiglio Kurt Lauk.”La politica russa è stata negli ultimi 25 anni molto chiara sull’espansione di Ue e Nato”, ha spiegato Lauk: “Mosca ha detto sì persino ai Baltici. Però ha anche aggiunto: non oltre. E in Ucraina ciò è stato ignorato”. Ansa
5.«Parleremo con la Francia – ha detto Angela Merkel – su come mantenere un alto livello di protezione. Le mail e gli altri dati dei cittadini europei non devono attraversare l’Atlantico. Sarebbe meglio costruire un network europeo”. Corriere della Sera

Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'

martedì 22 aprile 2014

Putin: “L’Europa da Lisbona a Vladivostok”

Durante l’incontro annuale del 17 Aprile il presidente Putin ha rispolverato il concetto geopolitico dell’ ‘Europa da Lisbona a Vladivostok’ rispondendo in diretta alle domande del pubblico.



Putin durante la conferenza del 17 Aprile


Proponiamo qui di seguito la traduzione di alcuni passaggi delle risposte fornite da Putin in cui il presidente ripresenta al grande pubblico l’idea geopolitica e geoeconomica dell’ ‘Europa da Lisbona a Vladivostok’.
Domanda di Sergei Lukyanenko: Io dico che l’Ucraina si è sviluppata come uno Stato ostile alla Russia negli ultimi 23 anni. C’era anche un detto in questo senso: “L’Ucraina non è la Russia”. La cosa più orribile è che questi semi hanno dato i loro frutti. Vediamo cosa sta accadendo: il paese è sprofondato nel nazionalismo, se non nel fascismo, nell’isteria. Le autorità stanno inviando unità dell’esercito e squadre punitive nel sud-est dell’Ucraina. E la cosa più incredibile, per come la vedo io, è che la posizione della Russia è stata ignorata dall’Occidente e messa a tacere in Ucraina.
Come, a suo parere, possiamo far comprendere il nostro punto di vista? E questo è possibile? Possiamo convincere l’Occidente ad ascoltarci e a capirci? A volte ho l’impressione che non siamo in grado di raggiungerli.
Risposta di Vladimir Putin: Sai, Sergei (posso chiamarti Sergei?), io non sono d’accordo con te. Ti conosco come uno dei migliori scrittori moderni – uno scrittore molto letto e ampiamente pubblicato. Ma non sono d’accordo che l’Ucraina sia una terra maledetta; per favore non utilizziamo questa espressione per quanto riguarda l’Ucraina. L’Ucraina è una terra che ha sofferto tanto; è una comunità molto complessa e per lungo tempo sofferente nel vero senso della parola. Il nazionalismo e anche il neo-nazismo stanno vivendo una rinascita in Ucraina occidentale. Ma tu sai bene la storia di questo territorio e della sua gente. Alcuni di questi territori facevano parte della Cecoslovacchia, alcuni dell’Ungheria, alcuni dell’Austro-Ungheria e alcuni della Polonia, dove non sono mai stati cittadini a pieno titolo. Sai, è qualcosa che si è sempre sviluppato nel profondo del loro cuore.
Alcune persone sembrano credere che sia questa circostanza – dato che questi territori erano ex possedimenti di diversi paesi attualmente appartenenti alla UE – che li permea di questa speciale essenza europea. Che siano stati cittadini di seconda categoria in quegli stati sembra essere stato dimenticato, ma questo si annida ancora nella loro memoria storica, sotto la crosta, nel profondo del loro cuore. Vedi? E’ da qui che proviene il loro nazionalismo, credo.
La parte centrale, orientale e sud-est dell’Ucraina sono un’altra questione. Ho appena parlato di quest’area, la Nuova Russia, che ha intrecciato le sue radici con quelle dello Stato russo. Gli abitanti locali hanno una mentalità un po’ diversa. Si sono trovati parte dell’attuale Ucraina, che è stata messa insieme nel periodo sovietico. Certo, è difficile per loro stabilire relazioni adeguate e capirsi. Ma dobbiamo aiutarli a farlo per quanto ci è possibile.
Qual è, date le circostanze, il nostro ruolo, il ruolo di un buon vicino e del parente più prossimo? Riusciranno i nostri partner d’oltremare e in Europa a sentirci? Spero ci riusciranno. Ma allo stesso tempo – ne ho parlato in abbondanza – ci sono alcune apprensioni per quanto riguarda la Russia stessa, il suo territorio enorme, la sua crescita potenziale e il suo potere. Questo è il motivo per cui preferiscono ridimensionarci e farci a pezzi. Riusciranno i nostri partner ad ascoltarci in questo caso? Ho appena detto da cosa sono stati per lo più guidati, ma credo dovrebbero sentirci, perché nel mondo moderno che sta nascendo, tenendo conto delle sue tendenze di sviluppo sia a breve termine che nel lungo periodo storico,
tutta l’Europa, come ho detto, da Lisbona a Vladivostok, dovrebbe unirsi per essere competitiva e vitale nel mondo in rapida evoluzione. Questo è un fatto estremamente importante. Mi auguro che i nostri partner potranno ascoltarci e comprenderci.


Domanda di Alexander Rahr: Saluti da Berlino. Ieri i membri del Club Valdai hanno avuto un incontro che è durato diverse ore e molti membri del Club, compresi i nostri colleghi tedeschi, hanno espresso la loro preoccupazione per il tipo di Europa in cui vivremo – in aggiunta al compito comune di stabilizzazione dell’Ucraina, che sta cadendo a pezzi mentre stiamo parlando. Dopotutto, è un paese di 45 milioni di persone ed è una nostra preoccupazione comune. Quale futuro immaginate per l’Europa in cinque o, diciamo, dieci anni? Riusciremo a vivere in un’Europa comune dall’Atlantico al Pacifico? O vivremo in due Europe diverse? Ricordo cosa ha detto al Club Valdai lo scorso settembre, che la Russia è un’Europa diversa, i cui valori differiscono da quelli post-moderni dell’Occidente. Possiamo conciliare questi due punti di vista? Che cosa può fare la Germania per aiutare a costruire un’Europa comune?
Risposta di Vladimir Putin: In primo luogo, buon pomeriggio Alexander. In secondo luogo, vorrei dire che non vi è alcuna contraddizione in quello che ho detto al Club Valdai. I valori della Russia non differiscono sensibilmente dai valori europei. Noi apparteniamo alla stessa civiltà. Siamo diversi, e abbiamo alcune caratteristiche che sono specificatamente nostre, ma abbiamo gli stessi valori alla radice. Credo che dobbiamo certamente sforzarci per
creare un’Europa più grande da Lisbona a Vladivostok, come ho già detto più di una volta, compreso oggi. Se noi raggiungiamo quest’obiettivo, saremo in grado di ottenere il nostro giusto posto nel mondo di domani. Ma se si sceglie un percorso diverso, se dividiamo l’Europa, i valori e i popoli europei, se promuoviamo il separatismo nel senso ampio del termine, questo ci renderà tutti giocatori insignificanti e mediocri, che non hanno alcuna influenza sul proprio sviluppo, figuriamoci sullo sviluppo mondiale.


Traduzione a cura di Michele Franceschelli


Fonti:


http://valdaiclub.com/russia_and_the_world/68281.html 

http://www.washingtonpost.com/world/transcript-vladimir-putins-april-17-qanda/2014/04/17/ff77b4a2-c635-11e3-8b9a-8e0977a24aeb_story.html

Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'