giovedì 18 dicembre 2014

L’indipendenza dei media occidentali è un mito


Per Dmitri Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, gli avvenimenti accaduti negli ultimi tempi sulla scena internazionale hanno minato la tesi sulla cosiddetta “indipendenza dei media occidentali”.
Secondo quanto riportato ieri dall’agenzia russa Ria Novosti, per Peskov “i media occidentali veramente liberi sono molto rari”, aggiungendo di essere molto dispiaciuto dal constatare come la verità venga manipolata e scompaia nello spazio dell’informazione globale.
Peskov non ha specificato a quali media si riferisse in particolare, ma è probabile che pensasse soprattutto ai grandi network angloamericani globali come la BBC, Reuters, la CNN, mass-media che si sono ormai palesati per essere solo i diffusori della propaganda dei regimi statunitense e inglese, delle vere e proprie agenzie al servizio dei rispettivi governi, molto spesso impegnati a fabbricare ad arte “notizie” per giustificare guerre, embarghi, sanzioni, supportare rivoluzioni colorate, regime change, attacchi speculativi, etc.
Ma il discorso di Peskov sarebbe stato legittimo, anzi ancora più veritiero, se si fosse in particolare riferito ai mass-media italiani, che nella loro finta e ipocrita imparzialità e neutralità, non sono che la versione locale di quei network angloamericani da cui attingono esclusivamente le loro notizie, battendo la grancassa al vero padrone dello stato-vassallo Italia, il regime statunitense.
Questa falsa neutralità dei mass-media italiani, insieme alla masnada di giornalisti servi e a libro paga del padrone angloamericano, è ormai sempre più scoperta dalla crescente e fondamentale azione svolta dalle nuove e indispensabili fonti di informazione che provengono dai mass-media dei paesi BRICS e non allineati, in particolare da Russia Today, che guarda caso si cerca in tutti i modi di ostacolare e censurare nel cosiddetto “libero e democratico” occidente.
La propaganda bugiarda e criminale di questi mass-media occidentali è contrastata anche dai tanti italiani che, singolarmente o in gruppo, cercano di resistere e combattere il servilismo e le menzogne che dominano le TV, le radio nazionali e i giornali, con un’instancabile e meritoria opera di controinformazione. Un’azione che se al momento, di fronte allo strapotere dei consorzi e delle lobby atlantiste, non può che limitarsi, e ancora in piccola parte, alla rete internet, ha però davanti a sé la concreta prospettiva – di fronte al progressivo screditamento dei mass-media della NATO - di potare in sempre maggior misura consapevolezza e notizie vere alla popolazione. Un’azione che, in sinergia con la necessaria espansione delle nuove fonti d’informazione dei paesi BRICS e non allineati, potrà essere la base di un vasto movimento di coscienza che quanto prima pretenda – anche in campo mass-mediatico – la libertà dell’Italia dalle menzogne della NATO e dal padrone angloamericano.
“Quanto prima” perché i padroni angloamericani, vedendo scricchiolare il loro potere anche in campo mass-mediatico, stanno cercando di sfruttare questa posizione ancora dominante per mettere fuori gioco – basandosi di nuovo su propagande di guerra costruite ad arte e falsità – gli avversari capaci (Russia in primis) di contrastare e di mettere in discussione il loro potere egemonico fondato sul culto del denaro e sulle menzogne.
Un “gioco” pericolosissimo e criminale cui lo stato-vassallo Italia non si sottrae, anche se questo va contro gli interessi e al bene della maggior parte della popolazione (mentre protegge le rendite e i profitti di quella cricca atlantista, e dei suoi tirapiedi, che per decenni ha lucrato e continua a farlo sul proprio servilismo agli Stati Uniti d’America), un “gioco” che – il disastro iracheno, libico, siriano, ucraino ne sono stati solo l’anticipazione – se non prontamente arrestato avrà conseguenze molto gravi per il mondo intero, ma soprattutto per l’Italia e per l’Europa.

Michele Franceschelli
Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'


Sul tema dei mass-media in Italia: 

  • Mario Josè Cereghino, Giovanni Fasanella, Colonia Italia. Giornali, radio e tv: così gli Inglesi ci controllano. Le prove nei documenti top secret di Londra, Chiarelettere, 2015 
  • Simona Tobia, Advertising America. The United States Information Service in Italy (1945-1956), Led, 2008 
  • Simona Tobia, Voice of America e l’Italia 1942-1957, Libraccio Editore, 2014 
  • Aldo Giannuli, Come funzionano i servizi segreti, Ponete alle Grazie, 2013

venerdì 12 dicembre 2014

Costa d’Avorio: continua il processo farsa della Corte penale internazionale

12 dicembre 2014

La pseudo “CPI”, un tribunale fantoccio sotto controllo occidentale e americano, intende ora giudicare Charles Blé Goudé
Nella foto: Charles Blé Goudé a processo davanti alla Corte dell’Aia
La volontà di assolvere il regime di Ouattara per i suoi crimini va di pari passo con quella di decapitare l’opposizione ivoriana, privandola dei suoi leader.
Uno scenario già visto e perpetrato nell’ex Jugoslavia, per opera dello pseudo Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY), il clone dell’odierna Corte penale internazionale (CPI)…
L’ivoriano Charles Blé Goudé verrà processato per “crimini contro l’umanità”, ha annunciato giovedì la pseudo Corte penale internazionale (CPI).
Quest’ultima ha confermato le accuse contro Goudé, collaboratore dell’ex presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo. “La prima camera preliminare della Corte penale internazionale ha confermato quattro accuse per crimini contro l’umanità contro Charles Blé Goudé. Il processo è rinviato davanti a una Camera di primo grado”, ha detto la Corte in un comunicato.
I giudici della CPI hanno inoltre ordinato alla Costa d’Avorio di consegnare Simone Gbagbo, moglie dell’ex presidente Laurent Gbagbo, egualmente perseguita per crimini contro l’umanità. La prima Camera preliminare del Tribunale dell’Aia ha respinto l’eccezione d’irricevibilità che opponeva il governo ivoriano alla CPI da più di un anno. “La Camera ha concluso che le autorità nazionali della Costa d’Avorio non stavano prendendo misure tangibili, concrete e progressive per stabilire se Simone Gbagbo fosse penalmente responsabile per quelle stesse accuse sostenute nel contesto della causa dinanzi al Tribunale”, hanno spiegato.
Un mandato d’arresto della Corte penale internazionale è stato emesso nel 2012 contro Simone Gbagbo per “omicidi, stupri e altri atti inumani e persecuzioni”, durante il conflitto inter-ivoriano tra il dicembre 2010 e la caduta di Laurent Gbagbo ad aprile 2011. I crimini di massa commessi dalle milizie di Ouattara e di Soro, inquadrate dalla Francia, sono lasciati cadere senza conseguenze reali.
Dopo la brillante difesa di Charles Blé Goudé, molti africani e molti ivoriani avevano sperato. Invano! Noi no: noi conosciamo questa cosiddetta “giustizia internazionale” per averla affrontata in prima persona dal 2001 quando, a fianco del compianto Jacques Vergès, abbiamo assunto la difesa del Presidente Milosevic, che l’ICTY, clone iniquo della Corte penale internazionale, ha poi fatto morire nelle segrete dell’Aia …

 
L’intervento difensivo di Charles Blé Goudé tenuto il 2 ottobre 2014



Traduzione di Michele Franceschelli

Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'

giovedì 11 dicembre 2014

Libia: è alle porte un nuovo intervento militare italiano?



Il nuovo ministro degli Esteri italiano Gentiloni, insieme al Segretario di Stato Kerry, a Washington, dove è stata ulteriormente definita nei giorni scorsi la cornice dell’azione dell’Italia in Libia e nel Mediterraneo.



Dopo più di due anni e mezzo di silenzio in cui i mass-media della NATO hanno cercato di nascondere agli italiani i disastri prodotti dall’aggressione alla Libia del 2011 (caos, guerra civile, povertà, immigrazione e terrorismo), verità scomode che avrebbero inchiodato alle loro responsabilità i propugnatori indefessi di quella criminale guerra come Obama, Napolitano e Sarkozy, i media della NATO sono tornati a parlare del disastro libico facendo da sponda al ministro degli Esteri Gentiloni, che in tandem con il Segretario di Stato statunitense Kerry, ha già paventato la possibilità di nuovi interventi militari (di peacekeeping) per lo stato-vassallo Italia, non solo in Libia, ma anche in Siria (Aleppo). Finché l’Italia rimarrà sotto il tallone statunitense, questi interventi saranno non solo inutili, ma anche controproducenti (e criminali), mentre i nostri soldati continueranno a morire e a uccidere per difendere l’interesse altrui. Il caos che sta sconvolgendo la Libia, il Mediterraneo e, ormai, anche l’Europa (vedi l’Ucraina), non si combatte a fianco degli Stati Uniti, ma a fianco delle potenze eurasiatiche, Russia in primis.





Eliminata la Giamahiria e l’asse Tripoli-Roma-Mosca, gli USA hanno scaricato sul vassallo-Italia il compito di stabilizzare l’area. 
L’obiettivo profondo dell’intervento statunitense del 2011 e dei suoi scagnozzi Sarkozy e Cameron – una guerra a cui l’Italia fu costretta ad accodarsi ignobilmente – contro la Giamahiria di Muammar Gheddafi, risulta più comprensibile se si guarda in prospettiva a quello che è successo più tardi in Ucraina, passando per la Siria e la battaglia scoperta per il gasdotto South Stream: gli Stati Uniti, infatti, hanno sempre di più gettato la maschera indicando platealmente nella Russia di Vladimir Putin il nemico numero uno dei loro disegni egemonici planetari, l’unica nazione tra l’altro potenzialmente capace di traghettare il continente europeo fuori dalla presa atlantica prospettandone l’emancipazione in un’Europa unita da Lisbona a Vladivostok.
Il vero obiettivo della guerra alla Libia del 2011 è stato quindi l’eliminazione di un governo che, anche attraverso la triangolazione con Roma (e quindi si capisce meglio perché, dopo Gheddafi, a cadere doveva essere il secondo anello della catena, ovvero Silvio Berlusconi), avrebbe permesso a Mosca di rafforzare ulteriormente la sua posizione geopolitica nel continente europeo e nel Mar Mediterraneo.
Gheddafi opponendosi all’espansione di Africom nel Continente africano, aveva nel contempo offerto alla Russia la possibilità di aprire lungo le coste libiche una base o un punto di attracco e rifornimento per le proprie navi militari, manifestando inoltre il proprio interesse all’acquisto di armi per due miliardi di dollari in aerei Sukhoi-30, sistemi missilistici S300 e Tor-M1, caccia Mig-29, carri armati T-90. Ma la cooperazione non si sarebbe limitata al campo militare, ma si sarebbe estesa anche a quello energetico, firmando un accordo per l’uso dell’energia nucleare a fini pacifici, con l’ingresso di Gazprom, tramite ENI, al 33% nel giacimento di gas e petrolio libico di Elephant e, infine, nella possibilità di varare con i russi un cartello dei Paesi produttori di metano, similmente a quello che unisce i Paesi ricchi di petrolio, l’Opec. Tutte mosse che avrebbero contribuito a consolidare ulteriormente la forza della Russia in campo energetico e militare, e attraverso la triangolazione con l’Italia, a saldare ulteriormente le relazioni tra i paesi europei e la nazione di Vladimir Putin.
I padroni di Washington, ottenuto l’obiettivo geopolitico, con la guerra del 2011, di eliminare Gheddafi e le potenzialità della triangolazione Tripoli-Roma-Mosca, rintuzzata così la penetrazione russa nel contesto libico ed europeo, si sono poi “lavati le mani” delle disastrose conseguenze di questo scellerato intervento militare in Libia e hanno anzi poi scaricato sui vassalli, in primis l’Italia, l’incombenza di riparare alle loro malefatte, con il compito di riportarvi l’ordine, secondo ovviamente le direttive di un indirizzo geostrategico atlantico.
Forse anche come forma di ricompensa per la partecipazione obtorto collo al conflitto autolesionista di allora, all’Italia è stato quindi affidato, come luogotenente degli USA e confermandone il ruolo centrale in Libia, il compito di cercare di stabilizzare l’area in senso atlantista.
Ovviamente si tratta di un compito immane perché la guerra del 2011, avendo distrutto un sistema di governo che, argine contro il terrorismo, garantiva ordine e benessere alla maggioranza della popolazione, ha aperto un “vaso di Pandora” che ha scatenato un caos pericolosissimo difficilmente gestibile (similmente a quello che accade in altri paesi dove sono passati gli americani, dalla Somalia all’Iraq) dove milizie, fazioni, tribù, criminali, terroristi, oligarchi e paesi diversi (Turchia, Egitto, Algeria, Arabia Suadita, Qatar, etc) si combattono direttamente o indirettamente appoggiando questo o quel gruppo, con il risultato che alle porte dell’Italia regna il caos; un paese sostanzialmente laico, progredito ed evoluto come quello di Gheddafi, che ha avuto il solo torto di “dire no” agli USA, di essere indipendente e di aprire alla Russia, si ritrova oggi piombato nell’anarchia, trasformato in un hub internazionale del traffico umano (immigrazione) e di armi, e sempre più incubatore di pericolosissimi gruppi terroristi a livello mondiale.
E’ un compito di stabilizzazione immane per l’Italia, che diventa però impossibile se ci s’illude di poter risolvere qualcosa agendo come plenipotenziari delle strategie statunitensi, e non con una propria politica estera autonoma affrancata da quella, catastrofica e (per noi) imprevedibile, degli USA.
L’Italia ha già pagato troppo per questa sua scellerata sudditanza, non si può più permettere di ripetere certi errori. Errori che invece sembra voler ripetere (in sintonia con tutto il governo Berlusconi-Renzi-Napolitano) il neo-ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.





L’azione italiana nel Mediterraneo, al traino di Washington, è destinata al fallimento. Per combattere il caos libico bisogna liberarsi dal giogo statunitense. 
Ripetiamo che secondo noi gli statunitensi, una volta eliminato Gheddafi e la triangolazione Tripoli-Roma-Mosca, una volta che sono stati ulteriormente indeboliti i legami tra Italia e Russia (vedi la fine del South Stream e le sanzioni), consentono, anzi obbligano, il vassallo-Italia a rimettere insieme i cocci del disastro libico (e siriano), il che permette agli USA di risparmiare forze e concentrarsi su altre aree.
L’Italia potrà così cullarsi nell’illusione di essere una nazione capace di difendere quello che è rimasto degli interessi italiani nell’area (per esempio di quelli di un’ ENI sempre più slegata dai russi), concludendo qualche affare e sviluppando un minimo di politica estera che dia lavoro ai dipendenti della Farnesina; ovviamente bisogna fare tutto ciò non uscendo dai binari prefissati dalla Casa Bianca.
Con la nomina a luogotenente USA nel Mar Mediterraneo, l’Italia, già portaerei militare del Pentagono, spera così di trovare compensazione agli esiti catastrofici della guerra del 2011 (a cui ricordiamo, fu costretta a partecipare) e di ritagliarsi un ruolo di subpotenza nel Mare Nostrum. Qualcosa di cui i nostri governi e politicanti si pavoneggiano volentieri appena ne hanno l’occasione, anche se non si capisce bene di cosa ci sia da vantarsi.
Da una parte sarebbe infatti più corretto dire che gli USA hanno scaricato sull’Italia gli oneri di riportare un po’ di ordine nel Mediterraneo, in Libia in particolare, dopo averlo devastato; un ulteriore fardello scaricato sulle spalle degli italiani, come continua ad essere per esempio in Afghanistan.
Dall’altra, la nomea di luogotenente/vassallo USA, in un’area dove la reputazione statunitense è già molto bassa, non aiuta per niente a fare gli interessi della nazione, perché dimostra solamente l’incapacità di un paese ad avere una propria politica esterea autonoma e di essere affidabile sul lungo periodo, come l’Italia ha già ampiamente dimostrato di non essere quando, per esigenze della Casa Bianca, ha tradito Gheddafi, facendo carta straccia del Trattato di Amicizia siglato qualche anno prima con il leader libico o quando, sempre su pressioni di Washington, ha appoggiato sconsideratamente i terroristi dell’opposizione siriana rinnegando i consolidati rapporti con il governo laico e baatista di Assad.
Il quadro atlantico nel quale l’Italia intende muoversi per “stabilizzare” l’area, ormai è evidente, non può essere un indirizzo che coincide veramente con gli interessi italiani (ed europei), anzi, molto spesso è esattamente il contrario.
Seguire un’agenda politica dettata dall’altra parte dell’oceano o, al più, cercare di tenere i piedi in due staffe, non porterà che a soluzioni controproducenti ed effimere, che non risolveranno anzi, peggioreranno, i problemi in Libia, in Siria, come nella nostra nazione.
L’unico modo per cercare di stabilizzare la Libia, la Siria e un Mar Mediterraneo che è sempre di più in fiamme, è quello di affrancarsi immediatamente da una politica estera scritta e pensata a Washington, adottandone un’altra che sia invece autonoma, indipendente e corrispondente agli interessi nazionali, e che contempli quindi un’azione italiana che si muova in sinergia con la Russia, la vera potenza regionale che è necessario coinvolgere per risolvere in modo duraturo i problemi che affliggono l’area, come non a caso hanno fatto e stanno facendo per esempio i paesi più grandi vicini alla Libia come l’Egitto e l’Algeria (non per niente guardati spesso in cagnesco dagli statunitensi) ma che stanno cominciando a fare anche Giordania, Turchia e Iraq.
Vorremmo chiedere al ministro Gentiloni con quale credibilità pensa che l’Italia si possa presentare come interlocutore affidabile e con quale incisività possa agire, se rimane uno stato-vassallo che si muove su ordine di Washington, priva di una stabile e coerente politica confacente ai propri interessi di lungo periodo, che cambia a seconda dei diversi presidenti che si avvicendano alla Casa Bianca, e che deve per forza escludere la Russia dai propri partner ed alleati? O quando, per la Siria, seguendo sempre le indicazioni di Washington, non può intavolare azioni congiunte con Assad o con l’Iran per combattere il terrorismo?
Il nuovo ministro Gentiloni ha già detto che un intervento di terra in Libia, come ad Aleppo (dove le truppe di Assad stanno sgominando i terroristi; bisogna andare a proteggere i terroristi signor Ministro?), ormai non è più escluso; in cornice ONU ovviamente, ci rassicura il neo-ministro che vanta un curriculum da profondo amico degli Stati Uniti.
Ma è chiaro che, rebus sic stantibus, i nostri soldati andrebbero a morire per gli americani, come fanno da più di un decennio in Afghanistan. Un intervento di questo tipo, inserito all’interno di schemi ed esigenze atlantiche, sarebbe solo un fardello e avrebbe solo effetti controproducenti o effimeri per l’interesse nazionale, perché sono gli statunitensi a deciderne il quando, il come e il perché. E ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, dopo il disastro iracheno, dopo il disastro libico, dopo il disastro siriano, e dopo la folle guerra economica e diplomatica alla Russia che ci sta portando in una nuova Guerra Fredda, che le strategie e gli interessi statunitensi collidono con quelli italiani ed europei.
L’Italia dovrebbe quindi emanciparsi e muoversi autonomamente esclusivamente per i suoi interessi anche sullo scenario libico, prima che sia troppo tardi.
E se proprio si vuole parlare di un intervento militare per la Libia e per la Siria, lo si faccia – al contrario di quello che preannuncia Gentiloni – solo se in stretta sinergia con la Russia, con la Siria di Assad, con l’Egitto di Al-Sissi e con l’Algeria di Bouteflika. Tenendo rigorosamente fuori gli statunitensi. Basta con le guerre made in USA e della NATO! Basta con quei mandati ONU che vengono regolarmente violati, manipolati e distorti dall’Occidente!
L’Italia, forse, è ancora in tempo a riparare il caos causato con la criminale guerra del 2011 in Libia, ma deve avere il coraggio di tagliare il cordone ombelicale che la lega a Washington, il prima possibile.
Altrimenti le fiamme della Libia e del Mediterraneo finiranno per bruciare l’Italia stessa.


Michele Franceschelli

11 dicembre 2014


Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'

mercoledì 10 dicembre 2014

La Merkel sotto attacco al Bundestag per il suo servilismo agli Stati Uniti



Durissima requisitoria alle politiche atlantiste della Cancelliera da parte di un alto esponente della Linke.



26 Novembre 2014, Sahra Wagenknecht mentre parla al Bundestag.

Il 26 Novembre 2014, davanti al Parlamento tedesco (Bundestag), Sahra Wagenknecht, vice-presidente del Partito della Sinistra (Die Linke) ha accusato senza mezzi termini Angela Merkel di servire gli interessi statunitensi sacrificando così quelli dei cittadini tedeschi e dell’Unione Europea.
Angela Merkel ha ormai gettato la maschera, e appare sempre di più come una pedina statunitense incaricata di distruggere la tradizionale Ostpolitik tedesca, nello stesso modo in cui Nicolas Sarkozy fu incaricato di distruggere quella gaullista in Francia.
Se la linea rappresentata dalla Merkel, favorevole allo scontro con la Russia e insieme al TTIP/TAFTA, finisse per vincere le variegate e multiformi resistenze dei settori filo-russi o sovranisti presenti in Germania (alcuni correnti ormai residuali della CDU e soprattutto della SPD, della AfD e della Linke, istanze presenti, seppur in modo diverso, anche nella Confindustria tedesca e nella Bundesbank) sarebbe un durissimo colpo per le prospettive di tutto il continente europeo, Italia compresa, totalmente soggiogato al padrone angloamericano.
Di seguito l’intervento della Wagenknecht che accusa la Merkel di essere “solo uno dei vassalli degli americani, che segue le parole di Brzezinski per implementare la strategia statunitense” in Europa.


***

Si ha l’impressione che ci sia qualcosa, signora Merkel, che voi considerate più importante degli interessi delle imprese tedesche, e questo qualcosa sono gli interessi del governo degli Stati Uniti e delle aziende americane.
Nel suo discorso a Sydney, signora Merkel, lei si è terribilmente indignata per il fatto che 25 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, continui ad esistere un vecchio modo di pensare in sfere di influenza, che calpesta il diritto internazionale.
“Chi l’avrebbe mai creduto possibile?”, avete detto!
Ciò solleva alcune domande.
Signora Merkel, in che mondo vivete?
E dove ha vissuto negli ultimi 25 anni?
Dove eravate quando gli Stati Uniti hanno calpestato il diritto internazionale in Iraq, per estendere la loro sfera d’influenza sul petrolio iracheno?
Dove eravate quando il diritto internazionale in Afghanistan è stato (ed è tuttora) violato, con la partecipazione della Germania?
Dove eravate quando la Libia è stata bombardata, quando l’opposizione siriana è stata armata e affiliata all’ISIS con la fornitura di armi?
Tutto questo è stato, secondo voi, in conformità al diritto internazionale?
Naturalmente direte che non si è trattato per niente di sfere d’influenza!
Posso allora consigliarvi la lettura del libro di Zbigniew Brzezinski, che è stato a lungo un pioniere della politica estera americana. Il bel titolo di questo libro, scritto nel 1997, è il seguente: “La Grande Scacchiera: la supremazia dell’America e i suoi imperativi geostrategici”.
Per quanto riguarda l’Europa, Brzezinski sostiene la necessità di un ampliamento decisivo della NATO verso est: prima in Europa centrale, poi nel Sud, poi nei paesi baltici e, infine, in Ucraina.
Perché, come l’autore li giustifica in modo convincente, “ogni passo dell’espansione estende automaticamente la sfera immediata d’influenza degli Stati Uniti”.
Questo è un vecchio modo di pensare in termini di sfere d’influenza, eppure è stato attuato con successo, e voi non l’avete davvero mai, mai notato signora Merkel?
Al contrario, voi fate parte di coloro che lo hanno trasportato e sostenuto in Europa!
Voi siete solo uno dei vassalli che segue le parole di Brzezinski per implementare la sua strategia!
Signora Merkel, voi avete portato la Germania a risvegliare la Guerra Fredda con la Russia, avete avvelenato il clima politico e messo a repentaglio la pace in Europa.
Siete all’origine di una guerra economica folle, che colpisce pesantemente e principalmente l’economia tedesca ed europea.
(Il Bundestag rumoreggia)
Non piagnucolate così, voi non siete di quelli che lavorano per aziende i cui ordini sono diminuiti drasticamente, e non siete di coloro che gestiscono queste imprese o che lavorano per loro.
(Applausi)
Non dovete sopportare le dure conseguenze di quello che avete fatto.
Ci dite che c’era il fuoco, signora Merkel, ma siete tra quelli che corrono in giro con i fiammiferi accesi.
L’escalation verbale è sempre quella che precede il fuoco! Questo è ciò che Hans-Dietrich Genscher vi ha detto dopo il vostro discorso a Sydney.
No, questo non vuol dire che amiamo Putin o il capitalismo russo con i suoi oligarchi, ma la diplomazia richiede che si prendano sul serio gli interessi dell’altra parte, piuttosto che respingerli con ignoranza.
E non si può ignorare che sia Mikhail Gorbaciov che Helmut Kohl, quasi esattamente con le stesse parole, hanno avvertito che senza un partenariato russo-tedesco la sicurezza in Europa è impossibile.
L’ex presidente del Partito socialdemocratico (SPD), Platzeck, ha detto che il commercio tra la Russia e gli Stati Uniti è aumentato quest’anno, mentre il commercio tra la Russia e l’Unione Europea, soprattutto la Germania, ha subito un enorme flop. In risposta, l’Unione cristiano-democratica ha cercato di bloccare persone come Platzeck, e altri presunti apologeti di Putin, alla conferenza del “Dialogo di San Pietroburgo”.
Invece di sostenere la comprensione, voi incoraggiate l’ignoranza! In Ucraina, cooperate con un regime in cui le funzioni più importanti dei servizi di polizia e di sicurezza sono occupati da nazisti riconosciuti come tali!
Il Presidente Poroshenko parla di “Guerra Totale”! Ha fermato tutti i pagamenti ai pensionati e agli ospedali dell’Ucraina orientale!
E gli insorti, per il premier Yatsenyuk, queste le sue parole, sono dei “subumani che devono essere distrutti”.
Invece di lavorare con questi delinquenti, abbiamo ancora bisogno di una politica estera tedesca per cui la sicurezza e la pace in Europa sono più importanti delle istruzioni di Washington.
(Applausi)
In quest’anno, dove ricorre il centenario della prima guerra mondiale ed il 75° dallo scappio della seconda, in un anno così, sarebbe, penso, molto opportuno ricordare una frase di Willy Brandt: “La guerra, non è l’ultima ratio, la guerra è l’irratio ultima”.
La guerra non può più essere utilizzata come strumento politico, signora Merkel!
Perciò, torniamo al percorso della diplomazia e aboliamo le sanzioni!
(Applausi)
E se, in effetti, ci sono delle voci nella SPD che fanno appello al buon senso in politica estera, da Helmut Schmidt a Matthias Platzeck, si prega di ascoltare, signora Merkel, la voce dei vostri partner di coalizione!
Smettete di giocare con il fuoco!
(Applausi)
Riassumo: voi avete sprecato tutte le conquiste della politica della Distensione e avete portato l’Europa in una nuova Guerra Fredda, sul precipizio, perché non avete avuto il coraggio di levarvi contro il governo degli Stati Uniti.
Questo non è qualcosa di cui potete andare orgogliosa.
In tutti i casi, i cittadini del nostro paese meritano una politica migliore, una politica in cui la chiamata alla prosperità per tutti sia qualcosa che finalmente sia di nuovo preso sul serio, con un ritorno a una politica di buon vicinato con tutti i nostri vicini europei.


Sahra Wagenknecht

Il video dell’intervento (sottotitoli in francese)


 



Traduzione di Michele Franceschelli

Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'

sabato 6 dicembre 2014

Italia: stato vassallo degli Stati Uniti

Per Kuzmanovic, una cartina di tornasole di questo stato di soggezione è rappresentato dal “caso” degli F-35. Così scrive: “L’Italia si sta dotando di aerei da combattimento, fino a 90 F-35 nelle sue diverse varianti. Avrebbe potuto acquistare degli aerei europei, il Rafale per esempio, pienamente operativo o l’EuroFighter (che non lo è ancora). Sarebbe stato logico sostenere i propri partner immediati ed acquistare europeo.
Ma no!
Washington impone ai suoi “alleati” (dovremmo dire vassalli) di rifornirsi dalle industrie della Difesa degli Stati Uniti a scapito delle industrie nazionali.
Matteo Renzi e il suo governo sono stati anche costretti a comprare aerei F-35 statunitensi che … non sono operativi e di cui l’acquirente non sa nemmeno il prezzo (1).
Inoltre, secondo il generale statunitense Michael Hostage (2) l’F-35 è efficace solo se accompagnato da un F-22 Raptor, ma quest’ultimo non sarà venduto all’estero, compresi gli alleati degli Stati Uniti, tenuto conto della sua tecnologia di punta.
Bisogna sapere che l’F-35, sovrastimato e sopravvalutato, è alla fine incompleto e con un prezzo spropositato: il programma F-35 è d’altronde il più costoso al mondo. (Si legga a proposito l’eccellente dossier sull’ F-35 della rivista “Difesa e Sicurezza Internazionale” del mese di novembre 2014, alle pagine 95-103).
Si può legittimamente porre la questione di dove si trovi l’interesse profondo dell’Italia ad adottare un dispositivo così mediocre e costoso.
L’unica risposta plausibile è la sottomissione degli Stati membri della NATO al potere egemonico globale rappresentato dagli Stati Uniti.
Ancora una volta, il concetto della NATO della “Smart Defense” conduce alla sottomissione agli Stati Uniti. I suoi corollari sono la distruzione delle industrie nazionali di Difesa e la rovina geostrategica degli Stati europei.
Queste tendenze saranno aggravate dalla liberalizzazione totale dell’economia nel quadro del Grande Mercato Transatlantico (GMT o TTIP/TAFTA in inglese) – le industrie nazionali, già vulnerabili, subiranno i diktat degli Stati Uniti che non esiteranno un attimo a salvare le loro industrie a scapito di quelle europee – nello stesso modo in cui l’agricoltura messicana è stata sacrificata nel quadro dell’Accordo di libero scambio nord-americano (NAFTA) per salvare la produzione agricola estensiva degli Stati Uniti”.
Kuzmanovic conclude il suo articolo auspicando che, per evitare questo destino, la Francia si schieri contro il TTIP/TAFTA e “esca al più presto dalla NATO”.
Se per la Francia è legittimo nutrire ancora qualche speranza in tal senso – dove rimane ancor viva nel popolo, pur dopo i disastri rappresentati dalle politiche di Sarkozy e Hollande, una tradizione gaullistad’indipendenza e sovranità – non sembra questo il caso dell’Italia, anzi. La nostra nazione è da decenni totalmente occupata, assuefatta e prona alle pretese dei padroni statunitensi. E solo per pietà nostra, Kuzmanovic non ha affondato il dito nella piaga di questo vassallaggio indecente, criminale ed autolesionista della nostra nazione.
E allora dobbiamo ricordarlo noi, con amara tristezza e rabbia, quello che Kuzmanovic non ha voluto rimarcare ai suoi lettori francesi.
Ai nostri “cugini” francesi dobbiamo ammettere che l’Italia è uno stato vassallo che abdica regolarmente non solo ai propri interessi nazionali se si tratta di obbedire ai padroni di Washington – solo per ricordare i più recenti, il catastrofico bombardamento alla Giamahiria libica e le sanzioni alla Russia (con la conseguente perdita del gasdotto South Stream con tutto quello che ne consegue in termini economici e per la sicurezza energetica della nazione) – ma funge spesso e volentieri da cavallo di Troia statunitenseogniqualvolta sia necessario frenare le volontà sovraniste di certi paesi europei o di indirizzare l’Europa in senso atlantico (euro-atlantismo): così l’Italia, da Renzi a Napolitano, è in prima fila nel sostenere senza remore il trattato di libero scambio TTIP/TAFTA, così l’Italia piazza e appoggia uomini come Mario Draghi, l’incappucciato della finanza al servizio di Wall Sreett e della City, a capo della BCE, così l’Italia contrasta da anni i tentativi di creazione di un’industria della Difesa europea fuori dalle grinfie statunitensi preferendo rimanere sotto l’ombrello del Pentagono, così ad ogni guerra della NATO è sempre in prima fila (caso storico quello del 2003) per indebolire quelle resistenze sovraniste che ogni tanto emergono nei paesi della “Vecchia Europa”…
È probabile che Putin pensasse anche all’Italia quando ieri, nel suo discorso di fine anno davanti all’Assemblea Federale, ha ricordato come “i nostri amici americani, direttamente o da dietro le quinte, influenzano sempre le relazioni con i nostri vicini, a volte non si sa con chi parlare: con i governi di alcuni paesi o direttamente con i loro protettori americani (…) Per molti Paesi europei la sovranità e l’orgoglio nazionale sono concetti dimenticati e di lusso”.
In Italia regna uno scenario di vassallaggio strutturale, a 360°. Un potere soffocante ed enorme. Per ribaltarlo è quantomeno necessaria – per riprendere un esempio che ci ha insegnato la stessa Francia – una politica gaullista, che nella sua coerenza sovranista e nella sua forza (vedi per esempio la pratica della force de frappe) va ben oltre, sempre che non siano puri e semplici diversivi da “diversamente vassalli”, alle boutade di Beppe Grillo e ai maquillage di Matteo Salvini…
Michele Franceschelli
NOTE:
  1. I tagli? L’Italia sta acquistando 90 caccia F-35
  2. Il caccia è inutile senza il ‘gemello’ F-22
Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'